RMINFO


Apre al pubblico da domani, 11 luglio 2019, fino al 2 febbraio 2020 la mostra COLORI DEGLI ETRUSCHI

Categoria editoriale:

Tesori di terracotta alla Centrale Montemartini
Musei Capitolini, Centrale Montemartini
Via Ostiense, 106


Una straordinaria selezione di testimonianze di arte etrusca, in parte inedite,
dal territorio dell’antica Cerveteri recuperate dall’Arma dei Carabinieri e dall’impegno del MIBAC

Dall’11 luglio in esposizione una straordinaria selezione di testimonianze

di arte etrusca, in parte inedite, dal territorio dell’antica Cerveteri

recuperate grazie all’Arma dei Carabinieri e all’impegno del Mibac

 

Roma 10 luglio 2019 – Una straordinaria selezione di lastre parietali figurate e decorazioni architettoniche a stampo in terracotta policroma, provenienti dal territorio di Cerveteri (l’antica città di Caere) e in parte inedite, sarà proposta dall’11 luglio 2019 al 2 febbraio 2020 nella mostra “Colori degli Etruschi. Tesori di terracotta alla Centrale Montemartini”. Si tratta di testimonianze di fondamentale importanza per la storia della pittura etrusca, recentemente rientrate in Italia grazie all’azione di contrasto del traffico illegale di reperti archeologici dell’Arma dei Carabinieri e alla diplomazia culturale del Mibac.
L’esposizione, a ingresso gratuito per i possessori della MIC, è ospitata ai Musei Capitolini, Centrale Montemartini, ed è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e dalla SABAP (Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Roma, la provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale), con il patrocinio della Regione Lazio.
Progetto scientifico e cura di Alfonsina Russo, Claudio Parisi Presicce, Leonardo Bochicchio, Daniele Federico Maras e Rossella Zaccagnini. Organizzazione Zètema Progetto Cultura.
All’inizio del 2016 i Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale hanno recuperato a Ginevra una ingente quantità di reperti sottratti illegalmente all’Italia: insieme a vasi figurati della Magna Grecia e a statue romane è stata rinvenuta una straordinaria serie di lastre parietali e di frammenti architettonici etruschi dalla vivace policromia, accumulati in frantumi in decine di casse, senza più alcun ordine coerente.
Un’attenta attività di studio e restauro condotta dalla SABAP su tali reperti, frutto di scavi clandestini e quindi privi di dati di contesto, ha consentito di riconoscere in un cospicuo numero di frammenti, grazie alle loro caratteristiche tecniche e alla raffinatezza di esecuzione, lastre dipinte etrusche provenienti dall’antica Cerveteri, note finora solo da esemplari presenti in alcune delle più importanti collezioni museali italiane e straniere.
A questo fortunato recupero di opere è seguita la ratifica di un importante accordo di cooperazione culturale internazionale siglato tra il Mibac e la Ny Carlsberg Glyptotek di Copenaghen, che ha comportato il rientro dalla Danimarca in Italia di una consistente ulteriore serie di frammenti di lastre dipinte etrusche, analoghe a quelle trovate a Ginevra.
Una prima fase di studio e ricerca condotta su questi preziosi materiali, datati tra il 530 e il 480 a.C., è culminata in una mostra e in un convegno internazionale di studi organizzati dalla SABAP presso il Castello di Santa Severa (Santa Marinella, Roma) nel giugno 2018, a cui ora fa seguito l’edizione romana della mostra, nella prestigiosa sede della Centrale Montemartini, in un allestimento rinnovato e aggiornato grazie alla presentazione degli ultimi risultati delle ricerche.
Attraverso l’articolato percorso espositivo, la mostra vuole offrire al pubblico una chiave di lettura il più possibile esaustiva delle terrecotte dipinte etrusche recuperate, suddivise per temi e tipologie (imprese di Ercole e altri miti; la danza; gli atleti e i guerrieri; i contesti; le terrecotte architettoniche) e illustrate da preziosi materiali di confronto, in molti casi inediti, cercando di restituire al meglio a questi frammenti, decontestualizzati dallo scavo e dal commercio clandestino, una serie di preziose informazioni che permettano loro di fornire nuovamente il proprio inestimabile contributo alla conoscenza della storia e della produzione artistica dell’antica Caere all’apice del suo splendore culturale.
I pregevoli materiali archeologici di confronto esposti in mostra per corredare e approfondire le tematiche affrontate nelle varie sezioni espositive sono anch’essi in parte frutto di recuperi effettuati dall’Arma dei Carabinieri, in parte di restituzioni effettuate in base ad accordi internazionali tra il Mibac e prestigiosi Musei stranieri. A questi materiali si aggiunge il contributo fornito da un prezioso nucleo di vasi attici a figure nere e rosse appartenenti alla Collezione Castellani dei Musei Capitolini, normalmente non esposti al pubblico, e scelti per analogia tematica.
La mostra vuole anche rappresentare, con una sezione appositamente dedicata, il dovuto riconoscimento, nel cinquantenario della sua istituzione, all’infaticabile attività svolta dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, impegnato quotidianamente nella sua azione di contrasto al traffico illegale di opere d’arte del nostro Paese.
In occasione della mostra verrà pubblicato un catalogo a cura di Nadia Agnoli, Leonardo Bochicchio, Daniele Federico Maras e Rossella Zaccagnini.
Ricordiamo che la MIC card può essere acquistata da chi risiede o studia a Roma e consente, pagando solo 5 euro, l’ingresso illimitato per 12 mesi nei Musei Civici e nei siti archeologici e artistici della Sovrintendenza Capitolina. Per maggiori informazioni www.museiincomuneroma.it

IL PATRIMONIO RITROVATO
La dispersione del patrimonio archeologico a causa degli scavi di frodo è un grave danno perpetrato fin dagli anni Sessanta del secolo scorso sul territorio italiano e contrastato con una difficile attività di investigazione internazionale che ha avuto, tra i principali risultati, nel 1995 la confisca di oltre 3000 reperti archeologici nascosti nei caveaux del porto franco di Ginevra, in Svizzera. Questo importante successo contro i “predatori dell’arte” si deve alla sinergia tra l’allora Ministero per i Beni e le attività Culturali, il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, la Procura della Repubblica di Roma e l’Avvocatura Generale dello Stato.
Notevoli responsabilità, nel favorire questi fenomeni criminali, hanno avuto i grandi collezionisti, i musei privati statunitensi, come ad esempio il Museum J.P.Getty a Malibu in California, e alcuni spregiudicati uomini d’affari che soprattutto negli anni '80 del 1900, istituendo dei fondi di investimento specializzati in arte antica e monete, hanno contribuito al boom del commercio illecito di opere d'arte antica (secondo una stima del Comando Carabinieri TPC nel 1993 il fatturato mondiale era di 7.000 miliardi di dollari). Da non trascurare, infine, il ruolo di alcuni musei europei che, pur di incrementare le raccolte, erano disposti a pagare cifre considerevoli.
Gli approcci alla soluzione del traffico internazionale di opere d’arte antica sono stati impostati, in primo luogo, sulla base di alcune convenzioni internazionali, a partire dal trattato stipulato dall'UNESCO nel 1970, in cui si vieta non soltanto l'esportazione, ma anche l'importazione di beni provenienti da scavi abusivi. Gli stati firmatari furono circa 70, tra cui l'Italia, ma inizialmente non aderirono importanti nazioni come la Germania, la Svizzera, la Francia, il Belgio, i Paesi Bassi, la Gran Bretagna, il Giappone e la Danimarca.
Soltanto nel 1983 aderirono alla Convenzione gli Stati Uniti d’America dopo un acceso dibattito tra archeologi e lobby dei mercanti d’arte.
Negli ultimi anni, grazie alla mobilitazione dell’opinione pubblica internazionale contro i “Predatori dell’Arte”, la situazione, sotto il profilo della collaborazione internazionale, è notevolmente migliorata. Già nel 1988 due tra i più importanti musei di arte antica del mondo, il British Museum di Londra e l'Antikenmuseum di Berlino, riconoscendo la loro specifica responsabilità nella dispersione dei contesti e del patrimonio archeologico, hanno pubblicato a Berlino una risoluzione nota come "Dichiarazione di Berlino", in cui si propone un nuovo modello: lo scambio internazionale di prestiti.
Di seguito, Paesi, dove si sviluppava il commercio illecito di beni culturali come la Svizzera e l’America, hanno finalmente aderito ad accordi e convenzioni internazionali per la protezione del patrimonio archeologico (Parigi 1970, La Valletta 1992, Unidroit Roma 1995). In particolare la Svizzera, a dimostrazione di questo cambiamento di rotta, nel 1994 ha consegnato ufficialmente all’Italia, per il tramite del proprio ambasciatore, una testa bronzea, proveniente dal relitto di Porticello, comprata illegalmente dall'Antikenmuseum di Basilea. Conseguentemente, in assenza di “mercati” per questi beni trafugati, dal 1995 si è registrato anche in Etruria e nel Lazio un netto calo del fenomeno degli scavi clandestini.
E con l’incedere dei procedimenti penali e delle rogatorie internazionali avviate dalla magistratura italiana, con il supporto costante e imprescindibile del Comando Carabinieri TPC, negli ultimi anni, molti musei europei e americani hanno proceduto a restituire all’Italia importanti opere d’arte illecitamente esportate.
La politica dei prestiti a lungo termine, di cui si è fatto cenno in precedenza, si è rivelata una strategia vincente nello scoraggiare acquisti illeciti da parte di musei stranieri ed è oggi puntualmente normata dal Codice dei Beni Culturali (decreto legislativo 42 del 2004), che, con una modica all’articolo 67, consente l’uscita temporanea di beni culturali, quando “sia richiesta in attuazione di accordi culturali con istituzioni museali straniere, in regime di reciprocità e per la durata stabilita negli accordi medesimi, che non può essere superiore a quattro anni, rinnovabili una sola volta”.
Sulla base di accordi internazionali, a partire dal Memorandum d’intesa sottoscritto con il Governo degli Stati Uniti d’America nel 2011, musei europei e americani, invece di acquistare nuovi reperti archeologici, espongono per un lungo periodo complessi di reperti, provenienti da scavi autorizzati, normalmente conservati nei depositi dei musei italiani, dopo averli restaurati e analizzati scientificamente. In questo modo, con procedure assolutamente legali, hanno la possibilità di presentare esposizioni periodicamente rinnovate e fortemente attrattive per il loro pubblico.
In ultimo, un importante accordo stipulato nel 2016 a Roma con il Museo Ny Carlsberg di Copenhagen ha consentito la restituzione di straordinari reperti provenienti dal Lazio, tra cui un sontuoso carro del VI secolo a.C., caratterizzato da una splendida decorazione in bronzo, trafugato dalla necropoli di Eretum (Montelibretti) e un complesso di raffinate decorazioni architettoniche e frammenti di lastre dipinte, sempre del VI secolo a.C., provenienti da Cerveteri.
Proprio da questa importante città etrusca proviene il famoso cratere di Euphronios - uno dei più importanti artisti della ceramica attivi ad Atene sullo scorcio del VI secolo a.C. - uscito illegalmente dall’Italia nel 1971, oggi esposto nel Museo Archeologico della stessa Cerveteri e che rappresenta il simbolo della lotta contro il traffico illecito e un incoraggiamento per tutti coloro che operano in questo settore a proseguire con fiducia nella salvaguardia del territorio e dell’immenso patrimonio archeologico che continua a restituirci.
La Soprintendenza, con varie edizioni della mostra “I Predatori dell'Arte e il Patrimonio ritrovato: le storie del recupero” allestita, da ultimo, negli spazi di Casa Grifoni nel 2017, nel cuore della cittadina di Cerveteri, dopo la prima esposizione al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia nel 2012 e la seconda al Museo Archeologico Nazionale di Vulci nel 2013, ha voluto gettare luce sull’entità degli scavi clandestini che in passato hanno interessato le necropoli e i santuari delle città etrusche, in particolare di Cerveteri, con una grave sottovalutazione del fenomeno criminale da parte delle comunità locali dell’epoca.

I contenuti della mostra
Le vicende del rientro in Italia dei reperti
Il lavoro di studio sui frammenti di lastre dipinte parietali ha permesso la suddivisione dei frammenti più significativi in serie di più lastre, coerenti per caratteristiche tecniche, decorazione e tematica.
Dopo una sezione introduttiva sulle vicende del recupero e sulle caratteristiche della tipologia delle lastre dipinte (correlata da un approfondimento sulle indagini archeometriche effettuate), la mostra si articola dunque in sezioni dedicati ai nuclei di lastre individuati, contestualizzati con l’ausilio di altri reperti originali che, affiancati dai necessari supporti didattici, rendono più chiara la lettura delle lastre e l’illustrazione al pubblico delle loro caratteristiche peculiari.

 

Ufficio stampa Zètema Progetto Cultura
Gabriella Gnetti  g.gnetti@zetema.it
Lorenzo Vincenti l.vincenti@zetema.it

Foto di travelspot da Pixabay



Scritto da: Enki EA


Condividi via

Come utente registrato puoi:
•Inserire articoli a tuo piacere
•Inserire post in bacheca
•Inserire materiale audiovisivo
Cosa aspetti è gratis!
informativa sulla pubblicazione di contenuti personali